FOOD INDUSTRY MONITOR 2025 – VERTICALE VINO “Le sfide strategiche per il vino italiano”

ottobre 2025 - Il comparto vitivinicolo italiano è stato protagonista della prima edizione verticale del Food Industry Monitor (FIM) - l’osservatorio sulle performance delle imprese italiane del food & beverage, realizzato da Ceresio Investors in collaborazione con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (UNISG) – nel convegno tenutosi presso la Biblioteca Internazionale La Vigna di Vicenza con il patrocinio di Confindustria Veneto.
Leadership italiana nei volumi, ma non nel valore: l’Italia esporta più vino di ogni altro Paese (21,8 milioni di ettolitri nel 2024), ma il prezzo medio per litro è significativamente più basso di quello francese.
Crescita costante, ma differenziata: il comparto ha registrato una crescita media annua dell’export del 4,8% tra il 2019 e il 2024, con una redditività commerciale (ROS) del 5,9%. Tuttavia, le performance variano significativamente tra modelli di business, con i trader che mostrano i margini più elevati.
Internazionalizzazione ancora limitata: nonostante il 28% dell’export sia diretto agli USA solo poche aziende controllano direttamente la loro distribuzione. Questo evidenzia una vulnerabilità strategica rispetto alle politiche doganali e alle dinamiche geopolitiche.
EVOLUZIONE DEL SETTORE VITIVINICOLO ITALIANO E PERFORMANCE DELLE IMPRESE VINICOLE ITALIANE
Nel 2024, il valore del mercato globale del vino ha raggiunto 88,4 miliardi di euro. L’Italia si conferma il maggior e produttore mondiale in termini di volumi e il secondo in valore (16 miliardi di euro) dopo la Francia (33 miliardi di euro) principali produttori mondiali con 16,1 milioni di ettolitri, dietro alla Francia (33,3 mln hl).
Nel 2024, l’export del vino italiano ha raggiunto 8,1 miliardi di euro, con una crescita media annua del 4,8% tra il 2019 e il 2024. Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato estero, con una quota del 28% sul totale esportato. Il prezzo medio per litro esportato per il vino italiano resta significativamente inferiore rispetto ai competitor francesi
L’analisi di bilancio su 165 imprese vinicole italiane evidenzia una crescita dei ricavi del +2,5% nel 2024, con una redditività commerciale (ROS) del 5,9% e un ROIC medio del 5,3%. Il tasso di indebitamento si mantiene sotto controllo (1,04), segnalando una buona solidità finanziaria.
L’analisi per cluster di aziende omogenee per tipo di business model adottato evidenzia che Il cluster dei trader emerge come il più redditizio, con un ROIC medio 2020–2024 del 8,96%, superando produttori integrati (le aziende vitivinicole) e cooperative. Questo dato suggerisce una trasformazione strutturale del settore, dove la capacità di presidiare i mercati e gestire la distribuzione diventa centrale rispetto al focus sulla produzione agricola.
Come sottolinea Carmine Garzia, Professore di Management e responsabile scientifico del FIM:
“Il comparto vino italiano ha bisogno di un salto strategico: non basta più esportare bottiglie, serve esportare valore, cultura e modelli produttivi. La sfida è passare da una logica di volume a una logica di posizionamento.”
La giornata si è conclusa con una tavola rotonda moderata dal Prof. Michele Fino (UNISG), con la partecipazione di:
Luca Giavi, Direttore Generale, Consorzio DOC Prosecco
Fabrizio Polegato, Vicepresidente, Unione Italiana Vini (UIV)
Marzia Varvaglione, Presidente CEEV, Presidente AGIVI, Consiglio UIV, Varvaglione 1921
Alessandro Santini, Head of Corporate Advisory & Investment Banking, Ceresio Investors
Un confronto aperto sulle prospettive del vino italiano, tra internazionalizzazione, innovazione e sostenibilità.
Le conclusioni del convegno sono state affidate a Remo Pedon , Presidente della Biblioteca Internazionale La Vigna. www.foodindustrymonitor.com